Non sarà un prompt a fare la differenza. | Next Adv

Non sarà un prompt a fare la differenza.

Per anni designer e sviluppatori sono stati chiamati soprattutto a dare forma alle idee. Oggi bastano poche istruzioni perché gli strumenti riescano a produrre immagini, interfacce e proposte sempre più credibili. La parte difficile, però, viene prima.

Di Simone Ciferri

1 Set - 7 min lettura

Spesso basta poco perché una soluzione sembri già quella giusta.

Un prodotto di bellezza, per esempio, può promettere risultati immediati, avere una confezione perfetta e una comunicazione capace di attirare l’attenzione. Resta però da capire se sia davvero adatto alla persona che lo utilizzerà, alle sue necessità e al risultato che vuole ottenere.

Con i prodotti digitali accade qualcosa di molto simile.

Un sito può essere bello, moderno e costruito secondo tutte le tendenze del momento. Il suo valore, però, dipende da ciò che permette alle persone di capire e di fare, dal modo in cui rappresenta l’azienda e dalla capacità di accompagnare entrambe le parti verso un risultato concreto.

Ora che con un prompt riusciamo a produrre con maggiore facilità, scopriamo che semplificare la produzione non aumenta in alcun modo il valore. Ad aumentare è solo la quantità, e in uno spazio già saturo di immagini, contenuti, prodotti e messaggi, il problema è capire che cosa meriti tempo, budget e attenzione.

Se fino a pochi anni fa trasformare un’idea in qualcosa di concreto richiedeva risorse e competenze e costringeva a scavalcare una barriera che ci portava a scegliere con più attenzione, oggi le cose sono radicalmente cambiate.  Quella barriera si sta abbassando, e proprio per questo il lavoro strategico deve diventare più rigoroso ed elevarsi ad attività che non si esaurisce nella capacità di formulare un prompt efficace.

È una questione che riguarda molti più progetti di quanto sembri.

Molto probabilmente, anche il tuo.

 

Quando produrre diventa più facile, scegliere diventa più importante.

Software e strumenti basati sull’intelligenza artificiale hanno reso diverse attività più veloci e accessibili. Molto presto poche istruzioni date in pasto all’AI potranno bastare per costruire prodotti digitali complessi e articolati.

Questo renderà ancora più evidente la differenza tra chi usa uno strumento e chi sa progettare.

Già, perché produrre una schermata credibile è una cosa. Capire se aiuti davvero una persona a raggiungere il proprio obiettivo è tutt’altra. Un’interfaccia può essere bella ma complicare un’operazione. Una piattaforma può contenere tutte le funzionalità richieste ma lasciare irrisolto il problema di partenza. Un’applicazione può funzionare perfettamente ma offrire un’esperienza che nessuno ha voglia di ripetere.

Lo stesso vale per un sito web.

Può essere bello e performante, ma se non rende chiara l’offerta, non facilita un percorso e non porta valore alle persone e all’azienda, ha risolto soltanto una parte del problema.

È un tema, questo, che abbiamo affrontato anche progettando il nuovo sito di Next.

Prima di disegnare le pagine ci siamo chiesti come raccontare competenze diverse senza trasformarle in un elenco di servizi, quali percorsi avrebbero seguito le persone, quali informazioni dovessero trovare per prime e quale percezione dovesse emergere dall’intera esperienza.

Il resto è arrivato dopo.

 

La partita si sposta più in là.

Prima di scegliere colori e caratteri o mettere mano al codice, bisogna stabilire quale esperienza costruire. Chi utilizzerà il prodotto? Che cosa dovrà riuscire a fare? Dove potrebbe incontrare frizioni? Quali informazioni serviranno?

Sono domande meno spettacolari di una nuova interfaccia, ma decidono gran parte del suo successo.

Ed è proprio questo il modo in cui lavoriamo in Next.

Per questo abbiamo deciso che la Digital Farm non dovesse essere semplicemente un luogo di lavoro, ma la rappresentazione concreta del modo con cui costruiamo i progetti. Strategia, design e sviluppo partecipano alle stesse decisioni fin dall’inizio, in un ambiente in cui la contaminazione tra competenze diventa il vero motore del lavoro.

Design e sviluppo, infatti, non dovrebbero concludere il progetto.

Una schermata può sembrare chiara durante una presentazione e comportarsi in modo diverso quando viene utilizzata davvero. Può funzionare bene su un dispositivo e creare difficoltà su un altro. Può essere veloce in fase di test e rallentare quando aumentano contenuti, visite e interazioni.

Proprio per questi motivi, il lavoro su un prodotto digitale deve necessariamente continuare nei test, nelle verifiche di accessibilità, nel controllo delle prestazioni, nella gestione degli errori e nella compatibilità tra dispositivi e browser.

Continua anche nei rilasci.

Mettere online un sito o una piattaforma significa verificare che ogni componente funzioni nel contesto corretto, ridurre i rischi, monitorare ciò che accade e mantenere la possibilità di intervenire rapidamente quando qualcosa non si comporta come previsto.

Anche questa parte del lavoro contribuisce alla percezione del brand e mostra quanto un progetto non possa esaurirsi in ciò che l’AI riesce a generare.

 

Dal brief al problema reale.

Acquisire uno sguardo strategico significa interrogare il brief, comprenderne i limiti e riconoscere il problema che dovrebbe risolvere.

Le richieste, del resto, raccontano spesso soltanto una parte della necessità: un cliente può chiedere un nuovo sito quando il problema è la struttura delle informazioni o una funzionalità in più quando il percorso esistente è troppo complesso. Oppure potrebbe immaginare una nuova piattaforma quando alcuni passaggi potrebbero essere semplificati in altro modo.

Accettare subito la soluzione proposta è facile, ma progettare significa fermarsi un momento e capire se sia davvero la strada giusta.

È qui che emerge la differenza tra generare una risposta e progettare una soluzione che affronti davvero il problema.

È con questo principio che il team di Able, la realtà di Next che si occupa di branding, design e comunicazione strategica, ha guidato il percorso che si è concluso il 6 agosto alla Digital Farm con gli studenti del Master in Graphic Design di ABC Formazione.

Il lavoro partiva dal branding strategico applicato al design, ma guardava soprattutto a tutto ciò che accade prima dell’esecuzione. Prima della scelta di un’identità visiva, di un’interfaccia o di un contenuto, c’è una direzione da definire. Ci sono il posizionamento, i valori, la personalità del brand, la sua voce e i messaggi che dovranno poi trovare coerenza in ogni punto di contatto.

 

Il futuro si decide prima.

Un prompt potrà proporre un’interfaccia, una struttura o una soluzione apparentemente completa.

Resterà da capire se risponda a un bisogno reale, se sia sostenibile, se possa essere sviluppata e mantenuta e se porti valore alle persone e all’azienda.

La differenza la farà chi saprà porre le domande giuste prima di cercare le risposte e continuare a verificarle durante tutto il progetto.

È anche per questo che il lavoro di Able non si è concentrato soltanto sul design e che il nuovo sito di Next non è nato soltanto da una scelta visiva.

Entrambi hanno spostato lo sguardo nel punto in cui un progetto prende davvero direzione.

Oggi il lavoro del designer comincia molto prima del design.

E quello di chi costruisce un prodotto digitale continua molto dopo.